Relatore:

Rinaldo Psaro

Data:

27 Ottobre 2018 ore 15.30

Presso:

Sede dell’Associazione

Con il termine “Nanoscienze” si intende l’insieme delle competenze derivanti
da discipline diverse che vanno dalla fisica quantistica, alla chimica
supramolecolare, alla biologia molecolare, alla scienza dei materiali,
utilizzate con il fine di studiare i fenomeni e la manipolazione di materiali
alla scala atomica e molecolare,dove caratteristiche e proprietà differiscono
significativamente da quelle osservate alla macroscala.
Con il termine “Nanotecnologie” si intende un processo o un prodotto che
rispetti le seguenti condizioni: sviluppo di ricerca e tecnologia in una scala
dimensionale da circa 1 a 100 nanometri; creazione ed utilizzo di strutture,
dispositivi e sistemi che abbiano proprietà e funzioni innovative dovute alla
loro grandezza; capacita di controllare o manipolare la materia alla scala
atomica.
Ma cosa c’è di veramente nuovo nelle nanoscienze e nelle nanotecnologie?
Da millenni l’uomo utilizza nanoparticelle, basti pensare alla tecnologia
romana del IV secolo abile nel preparare vetri dicroici, un esempio mirabile è
la coppa di Licurgo del British Museum verde in luce riflessa ma rossa in luce
trasmessa a causa della presenza di particelle nanometriche d’oro.
Il 29 dicembre 1959 il fisico Richard Feynman per la prima volta espresse il
concetto di nanoscienza, parlò di una classe di materiali di dimensioni così
ridotte da risultare al di là della miniaturizzazione, ove gli atomi sono
organizzati in modo da risultar essere delle piccole macchine. Una visionaria
intuizione sulla capacità di visualizzare e manipolare la materia a livello
atomico. Un secolo prima, Michael Faraday nel 1857 cercò di spiegare la
relazione che lega la materia, da un lato, e i fenomeni elettrici, magnetici e
ottici dall’altro, studiando per esempio l’interazione della luce con
particelle metalliche di dimensioni piccole rispetto alla lunghezza d’onda
della radiazione incidente: osservò che “una semplice variazione nella
grandezza di particelle d’oro genera una varietà di colori”.
A partire dagli anni ‘80 del secolo scorso ci sono almeno due scoperte che
fanno passare le nanoscienze e le nanotecnologie dalla teoria alla realtà
sperimentale. Nel 1981 venne realizzato il microscopio ad effetto tunnel,
invenzione che sei anni dopo porterà ad una ulteriore possibilità di
esplorare, e manipolare il nanomondo grazie alla costruzione del microscopio
a forza atomica. Abbiamo perciò gli strumenti per progettare in maniera
razionale, costruire efficacemente, e controllare dettagliatamente oggetti e
strutture nanometriche. Nel 1985 vennero invece scoperti i fullereni, forme di
carbonio chiuse, di cui la più comune, il C60, si può assimilare quasi a un
pallone da calcio. E da lì a poco si intuiranno le potenzialità vastissime di
una particolare variante di questa scoperta: i nanotubi di carbonio dalle
pressoché infinite potenzialità applicative. Oggi la nuova frontiera è il
grafene: il materiale più sottile del mondo destinato a rivoluzionare quasi
ogni campo della vita quotidiana.

Le Nanotecnologie sono pertanto lo studio di mondi straordinariamente
piccoli. In un mondo "lillipuziano" si sviluppano molte possibilità per il
nostro futuro, permettendoci di affrontare problemi considerati sino ad ieri
irrisolvibili. In campo medico possono essere coniugate alla biologia
molecolare permettendo, sia in campo diagnostico che terapeutico, dei

progressi inimmaginabili. Un nano oggetto inserito in un farmaco può essere
veicolato esattamente e con precisione fino a colpire le cellule maligne in
caso di neoplasie, evitando così gli effetti collaterali caratteristici delle
terapie attuali perché risparmierebbe le cellule sane vicine.
Notevole attenzione è dedicata allo studio della valutazione dell’impatto
delle nanotecnologie sulla salute dell’uomo e sull’ambiente. E’ necessario,
però, che la ricerca debba essere condotta solo nell’interesse del bene
dell’uomo, deve essere sicura, etica e contribuire allo sviluppo sostenibile;
non si devono danneggiare persone, animali o ambienti né ora, né in futuro. I
benefici ambientali e sociali devono essere un obiettivo guida della ricerca
che deve essere svolta con i migliori standard scientifici possibili e,
soprattutto, i vantaggi dell’uso delle nanotecnologie devono poter essere
utilizzati da tutti gli uomini, senza creare ulteriori disparità fra paesi ricchi
e poveri.